lunedì 20 maggio 2013

Ti ho cercata in tutti i necrologi: il trailer del film di Giancarlo Giannini



A 25 anni di distanza da Ternosecco, il grande attore e doppiatore italiano torna alla regia con Ti ho cercata in tutti i necrologi. Il film, nel quale Giannini veste anche i panni di attore protagonista e produttore, segue le vicende di Nikita, un ex tassista emigrato in Canada dove lavora come autista di un carro funebre. Coinvolto in una partita a poker, l’uomo finisce con l’accumulare un grosso debito. Per saldarlo gli viene proposta una caccia all’uomo della durata di 20 minuti nella quale i creditori armati di fucile tenteranno di ucciderlo mentre Nikita dovrà riuscire a sopravvivere. A complicare la questione l’incontro con una misteriosa donna che risveglierà in lui emozioni nuove.

Girato interamente in lingua inglese, il film appare come una sorta di noir con tocchi di surreale e grottesco. Nel cast, oltre a Giannini, troviamo Silvia De Santis, nota perlopiù per la fiction Squadra Antimafia, e F. Murray Abraham, premio Oscar nel 1984 per il film Amadeus. Considerata la simpatia e l’ammirazione che proviamo per Giannini e per il suo incontenibile vocione che ha impreziosito le più grandi interpretazioni di stelle internazionali come Jack Nicholson, Al Pacino e Michael Douglas, non possiamo che augurargli buona fortuna.

Il film uscirà nelle sale il 30 Maggio.

domenica 19 maggio 2013

Oblivion - Recensione

Solitamente evito i film in cui il protagonista è Tom Cruise, ma dal momento che il regista è Joseph Kosinski, ho fatto uno strappo alla regola. Si, perché il suo precedente film, Tron-Legacy, nonostante la sceneggiatura mediocre, mi impressionò dal punto di vista visivo e mi incuriosiva vedere come se la sarebbe cavata con questo Oblivion.

Siamo catapultati nel 2077, uno scenario apocalittico. La Terra è una landa desolata, frutto della guerra combattuta contro gli "Scavengers", invasori alieni. Lo scontro è stato vinto dagli uomini a caro pezzo: l’uso delle armi nucleari ha reso il pianeta radioattivo e per questo il resto della popolazione mondiale s’è trasferita quasi completamente su Titano, una luna di Saturno.

Jack Harper (Tom Cruise) è una sorta di tecnico che, in coppia con la sua assistente Victoria (Andrea Riseborough) deve garantire l'integrità e la sicurezza delle idropompe, macchine giganti che fluttuano sopra il mare risucchiando l'acqua in moda da trasformarla in energia da portare su Titano. Le ultime sacche di resistenza aliena rimaste sulla Terra cercano costantemente di sabotarle ma ormai mancano poche settimane alla fine della loro missione.

Durante una delle solite perlustrazioni, Jack vede un oggetto spaziale precipitare dal cielo e si reca ad investigare. Troverà qualcosa di veramente inaspettato… 

domenica 14 aprile 2013

Benvenuto Presidente! - Recensione

A Roma i politici non riescono ad accordarsi sulla nomina del nuovo presidente della Repubblica e come forma di protesta eleggono sarcasticamente Giuseppe Garibaldi. Purtroppo però, in Italia quattro persone hanno ereditato il nome dell’eroe nazionale e tra questi “Peppino”, un semplice bibliotecario con la passione per la pesca , ha i requisiti necessari per la carica. Peppino viene così prelevato dal suo paesino di montagna e portato a Roma per dare formale rinuncia all’incarico. Ma una volta lì, visto l’atteggiamento cinico dei suoi elettori, decide di mantenere la carica nel tentativo di dare una svolta al proprio paese.


Figlia della caotica attualità socio-politica, Benvenuto Presidente! è una vivace commedia all’italiana che, giocando piacevolmente con il surreale, fonde il divertimento più spensierato con la critica sociale. Utilizzando un modello non originalissimo, quello cioè del povero improvvisato ricco, il film diretto da Riccardo Milani e scritto da Fabio Bonifacci, ci mostra le vicende un uomo comune e corretto ritrovatosi casualmente a gestire un grande potere. Ciò lo farà finire inevitabilmente in situazioni imbarazzanti, ma lo porrà anche davanti a delle scelte che metteranno alla prova la sua onestà.

lunedì 25 marzo 2013

Casinò cinematografici, casinò reali








Era il 1995 quando usciva per la regia di Martin Scorsese "Casinò", film capolavoro che completava la cosiddetta trilogia di mafia del regista newyorkese, iniziata nel 1973 con "Main Street" e proseguita, nel 1990, con "Quei bravi ragazzi". Un film che Scorsese, in realtà, neanche voleva fare, perché alle prese con altri progetti, e che invece portò avanti per volere della casa di produzione. Una vera fortuna considerato che la pellicola ottenne l’apprezzamento del pubblico e della critica e divenne un cult per gli amanti del genere. 

Scorsese fu infatti candidato come miglior regista ai Golden Globe, riconoscimento, per lo stesso film, vinto nella categoria "migliore attrice protagonista" da Sharon Stone, candidata pure all’Oscar. Dante Ferretti fu invece premiato con il Nastro d’Argento per le scenografie, che l’italiano aveva voluto coloratissime e kitch, per richiamare un po’ il mondo di eccessi incarnato da Las Vegas. La sceneggiatura, come per "Quei bravi ragazzi", è frutto di una collaborazione tra Scorsese e Nicholas Pileggi, noto romanziere di thriller e libri legati al mondo della mafia.

mercoledì 6 marzo 2013

Django Unchained - Recensione

“La D è muta, bifolco!”

Quentin Tarantino e lo spaghetti-western, un incontro preannunciato. Dopo averne utilizzato le tematiche fin dai suoi primi film (Le iene, Pulp Fiction) e in seguito averne più esplicitamente citato i caratteri (Kill Bill, Bastardi Senza Gloria) il regista pulp si confronta direttamente con il genere cinematografico che ha sempre dichiarato di amare. Ma il western che realizza è distante da quelli dei suoi idoli Leone e Corbucci. Perché Tarantino è un autore, e gli autori non copiano ma omaggiano. Isolati i canoni tradizionali del genere, Tarantino li rimaneggia e li piega al suo inconfondibile stile e a quella personale idea di cinema che lo ha reso uno dei registi più apprezzati e riconosciuti dal pubblico. Fiumi di parole che creano una tensione palpabile repentinamente spezzata da guizzi di raffinata ironia e scatti di impetuosa violenza. Questo è Tarantino e questo è Django Unchained. Ma mai come in tale opera le sue grandi doti di narratore, oltre che al servizio del puro divertimento, vengono messe anche a disposizione del contenuto. Ambientato nel Sud degli Stati Uniti 2 anni prima della Guerra Civile, il film affronta una delle pagine più vergognose della storia americana, la schiavitù.

L’inclinazione di Tarantino alla citazione si manifesta già dalla scelta del suo protagonista. Ma le similitudini con il personaggio portato per la prima volta sullo schermo nel 1966 da Franco Nero, si limitano al nome, e magari a una certa attitudine per la vendetta. Il Django tarantiniano (Jamie Foxx) è uno schiavo di colore venduto per aver sfidato il padrone sposando la propria donna. La sua strada si incrocia con quella del dottor King Schultz (Christoph Waltz), un cacciatore di taglie di origini tedesche, che lo libera in cambio della sua collaborazione nella cattura dei fuorilegge fratelli Brittle. Django diventa anch’egli un cacciatore di taglie e insieme al suo mentore girano il sud dando la caccia ai criminali più ricercati. Ma la strana coppia ha anche un altro obbiettivo, ritrovare Broomhilda (Kerry Washington) la moglie di Django venduta anch’essa come schiava. La loro ricerca li condurrà a Candyland, una piantagione di cotone nota per la durezza con cui vengono trattati gli schiavi. Per liberare Broomhilda, Django e Shultz dovranno vedersela con la brutalità del suo padrone Calvin Candie (Leonardo DiCaprio) e del suo fedele servo Stephen (Samuel L. Jackson).

sabato 23 febbraio 2013

Flight - Recensione


Dopo aver trascorso gli ultimi anni a fare film d’animazione come Polar Express, La leggenda di Beowulf e A Christmas Carol, Robert Zemeckis torna a dirigere veri attori. Non lo faceva da Cast Away nel lontano 2000, dove il protagonista subiva un naufragio su un isola deserta ed era costretto a lottare contro la natura e se stesso per sopravvivere. Il regista ci ha preso gusto visto che il tema principale di Flight tratta ancora di disastri, stavolta di tipo aereo.


Il comandante William “Whip” Whitaker (Denzel Washington) si sveglia nella sua stanza d’albergo in compagnia della sua assistente di volo dopo una notte passata in bianco tra sesso e alcol. Quella stessa mattina ha un aereo da pilotare e in casi di emergenza come questo usa della cocaina per smaltire velocemente la sbornia.

Durante il volo tutto sembra andare liscio fino a quando l’aereo s’imbatte in una turbolenza in seguito alla quale si verificano una serie di inesplicabili guasti meccanici che portano a far precipitare l'aereo. Il comandante attua una disperata manovra e effettua un miracoloso atterraggio di fortuna, portando in salvo quasi tutti i passeggeri. Le tv, i giornali, l’opinione pubblica, tutti non tardano a osannarlo, ma ben presto le indagini avviate sulle cause dell’incidente portano alla luce pericolosi dettagli che si ripercuotono contro Whip. E’ veramente un eroe?

mercoledì 23 gennaio 2013

J. Edgar Versus Il Divo

Cari fedeli cinefili, è con colpevole ritardo che giungiamo finalmente al primo appuntamento con la nostra nuova rubrica “Versus”. Come avrete intuito dal titolo, questo spazio sarà tutto dedicato al confronto, o meglio al duello mortale, tra due o più soggetti appartenenti al mondo del cinema.

In questa nostra simbolica arena potranno entrare film, personaggi, attori e registi. Noi li raffronteremo, ne indagheremo le caratteristiche, ne approfondiremo pro e contro, insomma li metteremo faccia a faccia in una lotta all’ultimo sangue che terminerà con un solo trionfatore. Forse vi state chiedendo perché tutto ciò? La risposta è semplice: perché paghiamo il biglietto, e chi paga si sa vuole l’anima.

La concezione di questa rubrica avvenne all’uscita di un cinematografo in una gelida notte dell’inverno scorso. Lo spettacolo della serata fu il dramma storico-biografico J. Edgar, un film tosto, di quelli quadrati. Tuttavia, complice l’ora tarda, i 140 minuti della pellicola e il suo ritmo non certo travolgente mi condussero in un profondo stato di trance. Fu durante questa fase che ebbi una visione: un’inquietante figura con il volto trafitto da aghi mi rammentò che un biopic su un personaggio storico non deve necessariamente essere un mattone dal coefficiente di intrattenimento pari a quello di un tomo di storia. La figura in oggetto era il 7 volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, soprannominato Il Divo.

Considerato l’aneddoto, il nostro primo scontro non poteva che essere dedicato ai suoi due protagonisti. Una sfida tra pesi massimi combattuta sul difficile terreno del biopic e che custodisce al suo interno un conflitto più profondo, quello cioè tra la tradizione e l’innovazione. Ma presentiamo meglio i nostri contendenti.